Com'è facile, scrollarsi di dosso anni di paure, sofferenza e solitudine come fossero guazza delle prime piogge primaverili sul cappotto impermeabile, oppure polvere accumulata sulle spalle.
Com'è difficile, trattenere certe emozioni nell'assaporare certi istanti, o provare rancore.
Com'è facile, dimenticare ed affogare poche settimane in un bicchiere di vino buono, quello preso da un vecchino consunto che lo fa ancora nella sua vigna, in un kebab da Farid, in un film horror lunghissimo, nel parcheggio di una piazza in una sera piovosa, in una battuta sarcastica con gli amici, in un cicchino scroccato, in una ciambella americana dal pastaio, in un tiro di sponda che manda la 8 in buca. E la partita è conclusa, il tempo di dire altre due cazzate e poi se ne fa un'altra, oppure si va al calciobalilla, oppure si torna tutti a casa.
Com'è difficile, non perdere notti insonni a riflettere senza giungere a conclusioni, senza fugare dubbi, casomai creandone altri.
Com'è facile distogliere lo sguardo da un inciso tra 2 virgole in un discorso troppo lungo, e tedioso, e ampolloso, e inconcludente.
Com'è difficile discernere le frasi di circostanza dai più scialbi e prevedibili luoghi comuni da ciò che c'è di vero da ciò che, pur essendo vero, si dissolverà nella memoria come un biglietto del treno sotto la pioggia.
Non ha senso adesso quantificare l'importanza dei momenti o di ciò che è stato o non è stato: l'esperienza più significativa di un'intera esistenza; oppure un pugno di giorni che presto saranno sepolti da una fitta coltre di impegni, amici, studio, speranze che si realizzano poco alla volta, e nessuno andrà più a ricercarli quando questa coltre buia sarà diventata così spessa da far sprofondare nell'oblio tutto ciò che ricopre.
La polvere ricomincerà a cadere, inesorabile e paziente.
La guazza primaverile che ancora cade si asciugherà lasciando aloni sporchi sul cappotto, e questi verranno lavati via solo dai temporali dell'inverno che renderanno il cappotto sempre più pesante e freddo.
L'orologio ricomincerà a ticchettare laconico, ed i pensieri a rincorrersi e a calpestare l'anima, come ingenui bambini in un parco calpestano l'erba bagnata giocando.
Running over the same old ground
What have we found?
The same old fears.
Wish you were here.
LordRust dixit - 16:17 18/04/2009
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Vedo la mano del recensore, poeta, nonchè amico
OrnitotincoNano, e rilancio.
Questo premio è destinato a chi, con il suo blog, "ha dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali".
Il regolamento del premio è il seguente:
- accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio
- linkare i blog che ti hanno premiato
- premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.
Sinceramente non pensavo che questo blog potesse valere qualcosa di più che un blocco note con delle scritte confuse, ma apprezzo molto. :)
Ecco la lista degli eredi designati di questo premio da parte mia:
Blog Vuoto
calliphora
Deviant_D su Netlog
eupnee
Freeeak-out
Messy
Peru su Netlog
Rubynya
Reame di Ozz
SuicideIsPainless su Netlog
Sinceramente non ci sono altri blog veramente notevoli che io frequenti eccetto questi, pertanto qualche posizione resterà vacante, magari qualche giorno la riempirò, magari no e chissenefrega, per adesso è sufficiente che sappiano quelli che ho citato qua sopra.
Saludos.
LordRust dixit - 15:25 05/02/2009
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Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way
Tired of lying in the sunshine staying home to watch the rain
You are young and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run, you missed the starting gun
And you run and you run to catch up with the sun, but its sinking
And racing around to come up behind you again
The sun is the same in the relative way, but you're older
Shorter of breath and one day closer to death
Every year is getting shorter, never seem to find the time
Plans that either come to naught or half a page of scribbled lines
Hanging on in quiet desperation is the english way
The time is gone, the song is over, thought I'd something more to say
Home, home again
I like to be here when I can
And when I come home cold and tired
Its good to warm my bones beside the fire
Far away across the field
The tolling of the iron bell
Calls the faithful to their knees
To hear the softly spoken magic spells.
...e buon 2009 a tutti.
LordRust dixit - 18:56 02/01/2009
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Solo una frase.
Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo che volava, zoppicando
scimmieggia.
Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
Probabilmente lascerò che il mondo metta la freccia e mi sorpassi, non importa quanto io stia viaggiando veloce.
LordRust dixit - 01:32 15/12/2008
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Leggo righe di disappunto qua e là. Scrivo parole qualunquiste e ipocrite a persone che della mia vita sono sempre state niente più di un nome, alla faccia dei social network. Ma non posso fare a meno di cedere a quello che è uno dei più grandi difetti dell'essere umano, dopo l'irrefrenabile propensione al determinismo: il ricordare.
Ricordare dei sabati sera solitari, spesso fatti d'alcool, passati a barcollare attraverso strade ormai consunte. Ricordarne uno in particolare, con tanti volti sconosciuti in più, e ricordare le parole di uno di questi, e ricordare poi i saluti di cui ti rendi conto dopo 5 secondi perchè sei ancora ubriaco.
Ricordare risate su dialoghi insensati e lunghissimi, ricordare di svegliarsi con una
speranza (non mi piace questa parola... e non so perchè; ma ogni volta che la scrivo storco il naso involontariamente) e ricordare di addormentarsi sapendo che il risveglio dopo sarebbe stato la stessa cosa. Ricordare le troppe e troppo poche cose nel frattempo, ricordare poi che lo stomaco si chiudeva e passava la fame.
Ricordare di mettere piede per la prima volta in un giardinetto spoglio e deserto, che si affaccia sulle rive di un fiume inquinato come la mente umana alle prese con i ricordi. Ricordare di aspettare, ricordare che quel giardinetto non era più tanto deserto dopo un po'. Ricordare gli sguardi di due amici che sembravano aver vissuto insieme tutta la loro vita fino ad allora. Ricordare che c'erano tante persone, allora.
Ricordare che poi i sabati sera, passati sempre nello stesso pub, stavano diventando troppo simili tra loro. E ricordarsi che le cose cambiarono. Cambiarono troppo.
Ricordarsi sempre meno persone, la gente che spariva per andarsene chissà dove, insieme a chissà chi. Ricordare gente che ai tavoli del pub ci stava stipata, a volte non bastavano due tavoli. Ricordare prima e vivere adesso, vedendo che in quel pub nemmeno ci passiamo più, e quando ci passiamo è per il tempo di una birra a malapena, e chi c'è te lo ricordi facilmente, tanto siamo pochi.
Ci sono persone di cui ho anche dimenticato il volto, che per la strada a malapena alzano la mano per salutare, altre invece che non vedo nemmeno per strada, e che sembrano esser state fagocitate nel nulla.
Sento di essere di tutti, e di non appartenere a nessuno. Nessuna di queste due cose ha un'accezione positiva, in questo contesto.
Sento di dovermi ogni giorno guadagnare uno spazio, anche microscopico, nella memoria delle persone con cui parlo, con cui scherzo e con cui condivido i sedili del treno, della mia macchina, le persone con cui condivido i muri a cui sto appoggiato la sera avvolto nel cappotto, i bicchieri di plastica pieni di birra, i pezzi che scrivo, e con cui condivido i miei pensieri rovesciandoli sulla tastiera.
Ed ogni giorno mi sento come se dovessi rifare tutto da capo.
LordRust dixit - 13:49 05/12/2008
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Riflettevo su una tematica probabilmente consunta e vetusta, quella del libero arbitrio.
Alcune "decisioni" sembrano sofferte e combattute, come fossero preludio ad un ostacolo insormontabile, altre, guidate magari dagli eventi, sembrano ovvie ed automatiche, quasi fossero solo formalità.
Mi è sempre piaciuto considerare il concetto di "decisione" come una mera concettualizzazione di stampo sociale, una parola astratta che regala un po' di fasulla autorità ad ogni essere umano, giusto per far fruttare un minimo la consapevolezza di sè che dell'essere umano pare essere prerogativa.
Mi è sempre piaciuto, dicevo, vedere il concetto di "decisione" come un drappo che ricopre quello che è il mondo, ovvero un confuso e nebuloso insieme di un numero pressochè infinito di reazioni chimiche che si influenzano reciprocamente e che sono in numero troppo grande per poter essere anche solo comprese dalla mente umana, che si è inventata il concetto di Casualità per sopperire. Mi piace pensare che anche la mente umana non sia da meno, e che sia solo un complesso circuito controllato da piccoli impulsi elettrici e reazioni neurochimiche. Le "decisioni" che prende una persona sobria possono essere le stesse "decisioni" che la stessa persona può prendere dopo un paio di litri di birra? Il perchè della risposta a questa odiosa domanda retorica soggiace nel fatto che nei due diversi casi le reazioni neurochimiche che avvengono sono in qualche modo pilotate dall'alcool. L'alcool, allora, pensa? Ha anche lui del libero arbitrio?
D'altra parte un atteggiamento passivo verso la vita e basato su quanto detto fino ad ora sarebbe controproducente ed oltremodo ostentatamente-falso-decadentista. È senz'altro più utile e produttivo adagiarsi sul concetto di "decisione", tanto le nostre menti non potrebbero comunque esserne indenni: "non decido, tanto il libero arbitrio non esiste" = "decido di non decidere". E adesso?
Siamo dei vecchi consumati burattini di legno, e vogliono che ci comportiamo come degli attori.
LordRust dixit - 12:53 16/10/2008
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Normalizzazione dell'intonazione di base degli strumenti musicali.
Il suono di riferimento per l'intonazione di base degli strumenti musicali è la nota la3, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 hertz (hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi.
Più che il contenuto in sè, legittimo in effetti, trovo inquietante il fatto che sia una legge.
LordRust dixit - 21:20 24/09/2008
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Solo poco più che un mese dall'ultima volta che i miei pensieri raggiungessero i miei polpastrelli. Ma è pur sempre uno iato.
È sempre difficile spiegare tutte le cose che succedono, ed anche quelle che non succedono. Soprattutto queste ultime, forse. Ed il mondo è lento come i falsi documentari in stile Blair Witch a volte, e quando meno te lo aspetti accelera a velocità impressionanti per pochissimi istanti, lasciandoti stordito e facendoti rendere conto a poco a poco del fatto che è tornato lento come al solito.
Voglio che torni l'inverno. Con il freddo, i vestiti pesanti, gli stivali, la pioggia che batte sulla finestra e lungo il parabrezza, il suono delle macchine lontane che giunge attutito attraverso l'aria umida mentre cammino per la strada bagnata la mattina presto. E soprattutto con qualcosa che ancora non so cosa può essere, qualcosa di cui non ho la minima idea.
Allora.
Forza, cos'è che hai da dire a te stesso? Sei qui per questo no?
...non lo so, francamente.
Non so se ho poi molto da dire. Né a me, né ad altri.
E forse è tutto qua il problema. Non ho niente da dire, ma, non so perchè, ho voglia di dirlo. Di fare sentire la mia voce, come se queste poche righe su questo blog che riassume per sommi capi la mia esistenza interiore mi fosse necessario, di tanto in tanto, per ricordarmi che sono vivo.
Cogitationis volant, scripta manent.
Devo ricordare a me stesso che esisto, e devo ricordarlo anche a chi non leggerà e quindi non saprà mai. Anche alle 2:47 di un'anonima notte di un'estate che va eclissandosi, se necessario.
LordRust dixit - 02:50 07/09/2008
commenti (3)
Un'ustione dal passato in un fotogramma scattato dal finestrino dell'auto;
ritorno su momenti mai passati di amarezza astratta.
Un nebuloso, taciuto
forse dal futuro, pericolosamente vacillante ad ogni colpo di pensiero;
probabilmente senza senso come sempre sembra, magari invece no, chi può saperlo, e non dico con certezza, dico proprio che è difficile anche ipotizzare in un senso o nell'altro.
Equilibrio, stasi. Mi trovo a metà tra il passato e il futuro, tra l'anodo e il catodo, tra l'obliato e lo sconosciuto, come sempre sospeso nell'apatia polverosa.
But the world, it never comes.
LordRust dixit - 00:41 02/08/2008
commenti (3)
L'una della notte, un buio giardinetto sperduto in un paesino sperduto in una nazione sperduta di un continente sperduto su un pianeta sperduto nell'universo sperduto.
Da destra a sinistra, da sinistra a destra. Urla di rabbia che si accavallavano tra di loro, divise da una giostra per bambini.
Beh,
Per tutta la durata dell'acceso conflitto verbale io ho continuato imperterritamente a dondolare su quella giostra insieme ad un degno compagno di sventure.
Surreale!
Dovreste provarlo.
LordRust dixit - 11:18 13/07/2008
commenti (1)